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LO SVILUPPO DELLA GRANDE INTUIZIONE DI BARTOLO LONGO

Pompei: Maria all’ombra del Vesuvio

Marina Cioccoloni (testo e foto)

Pompei: Maria              all’ombra del Vesuvio Poco distante dagli scavi archeologici dell’antica città romana distrutta dall’eruzione del Vesuvio il 24 agosto 79 d.C., il Santuario della Beata Vergine di Pompei è uno dei principali centri italiani di devozione mariana.

Di dove venite Signurì? La signora si alza dallo sgabello e si avvicina. Tira fuori dalla tasca un paio di immaginette sacre: Tenete, queste sono state benedette, dice. Poi, cercando di invogliare a fare acquisti, comincia a presentare la sua mercanzia: statuine, vedute del Vesuvio, cappellini, portachiavi, cornetti portafortuna. Per chi vuole portarsi a casa un ricordino non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si consuma così, sui banchi ricolmi di oggetti-ricordo lungo una via laterale, il rito profano della visita al Santuario della Beata Vergine di Pompei. Tra portachiavi di mille forme e quadri con la scritta Ricordo di Pompei sulla cornice l’amalgama con il sacro si compie e il profano si mescola alla devozione.

Sulla piazza invece le coppie di neo sposini si mettono in posa per le foto-ricordo insieme ai parenti stretti. Venire qui dopo la cerimonia, per far benedire la nuova unione e scattare le fotografie di rito davanti alla Basilica è una tradizione consolidata. Poco importa se fa caldo, è l’una passata e gli invitati sono già al ristorante per il pranzo di nozze. Alla benedizione della Madonna di Pompei non si rinuncia, le si affida il buon andamento futuro della nuova unione.

Chi vive da queste parti lo sa bene: in occasione di un evento, di un esame, o prima di un’operazione, si viene al Santuario per affidarne l’esito alla protezione della Vergine. Il fulcro della devozione è un’icona miracolosa della Madonna del Rosario conservata sull’altare maggiore. Il quadro, una vecchia immagine seicentesca della scuola di Luca Giordano alta 120 cm e larga 100, rappresenta Maria in trono, con Gesù seduto in grembo e circondata da san Domenico e da santa Caterina da Siena inginocchiati. La Vergine ha nella mano sinistra la corona del Rosario e la porge a santa Caterina mentre Gesù la porge a san Domenico.

Oggi l’immagine, che quando giunse a Pompei era in cattivo stato ed è stata restaurata più volte, si presenta addobbata con un diadema d’oro e più di 700 pietre preziose. Una suora del Convento del Rosariello a Napoli l’aveva donata nel 1875 a Bartolo Longo, un laico devoto dedito al culto mariano e all’istruzione cristiana di contadini e fanciulli. Durante una visita a Pompei, che all’epoca era una zona paludosa e malsana a causa dello straripamento del vicino fiume Sarno, egli era rimasto molto colpito dalla povertà, umana e religiosa, in cui versava la popolazione e aveva deciso di elevarla religiosamente, civilmente e umanamente utilizzando il rosario come strumento di apostolato. Avvolse quindi il quadro in una tela e affidatolo ad un carrettiere lo fece portare a Pompei su uno dei carri che facevano la spola dalla periferia di Napoli alla campagna trasportando il letame che veniva usato come concime nei campi. Il 13 febbraio 1876 il quadro fu esposto per la prima volta nella chiesa parrocchiale e lo stesso pomeriggio avvenne il primo miracolo. Ad esso ne seguirono altri e sul posto cominciarono a giungere i primi pellegrini, sempre più numerosi. Quando la piccola chiesa cominciò ad essere insufficiente per accogliere i fedeli, Longo, insieme alla moglie, decise di costruirne una più grande che venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro da parte di Associazioni del Rosario sparse in tutta Italia.

Iniziata nel 1876 e terminata nel 1887, la chiesa fu in seguito elevata al grado di santuario. Oggi è basilica pontificia e sede vescovile: l’attuale titolare è il marchigiano Carlo Liberati. Meta continua di pellegrini di ogni ceto, età e provenienza, con i suoi quattro milioni di visitatori l’anno il Santuario di Pompei è uno dei principali centri di devozione mariana italiani e il più frequentato della Campania. I mesi più affollati sono maggio e ottobre, quando da ogni parte d’Italia e dall’estero i pellegrinaggi si susseguono senza sosta. Incredibile essere qui l’8 maggio e la prima domenica di ottobre: fin dalle prime ore del mattino la grande piazza antistante la basilica si riempie di migliaia di fedeli che attendono anche ore per la recita solenne della supplica alla Madonna del Rosario.

Sempre a fine maggio si svolge il pellegrinaggio a piedi della diocesi di Napoli. E’una tradizione risalente agli anni ’60 e divenuta col tempo un appuntamento fisso che coinvolge oltre 25.000 cittadini di Napoli e dintorni. Si parte a metà mattina dalla basilica del Carmine Maggiore a Napoli con il cardinale arcivescovo in testa che guida i fedeli attraverso le popolose aree della zona vesuviana fino alla basilica, dove si viene accolti dal vescovo di Pompei e si celebra la messa a conclusione della giornata di cammino.

L’opera di Bartolo Longo non si fermò alla costruzione della nuova chiesa. Continuò a prodigarsi molto per la popolazione dell’area istituendo diverse opere sociali, un ospedale, scuole di ogni grado, laboratori, ospizi per anziani, un orfanotrofio, una congregazione di suore, una tipografia che ancora oggi stampa in migliaia di copie diffuse in tutto il mondo il periodico “Il Rosario e la nuova Pompei” da lui fondato nel 1884. Alla sua morte (5 ottobre 1926) fu sepolto assieme alla moglie nella cripta della basilica e il 26 ottobre 1980 papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato.

L’interno della basilica, a croce latina con tre navate e una monumentale cupola, può contenere 6.000 persone ed è riccamente addobbato con marmi, affreschi e mosaici dorati. Nella navata centrale, circondata da colonne in marmi policromi, magnifiche lampade votive e numerosi affreschi, è custodita sull’altare maggiore la venerata immagine della Vergine racchiusa in una ricca cornice di bronzo e contornata dai quindici misteri del Rosario dipinti su formelle di rame. Le cappelle laterali sono dedicate a santi devoti del Rosario, mentre i misteri del Rosario rappresentati sulla volta della navata centrale sono opera della scuola del mosaico vaticana. Da notare il magnifico organo al di sopra della porta di ingresso principale. La sala del tesoro custodisce preziosi arredi sacri mentre nel piccolo museo sono conservati i numerosissimi ex voto e gli oggetti donati dai fedeli.

Un ascensore permette di salire in cima agli 80 metri del magnifico campanile, in granito grigio e marmo bianco (con 11 campane, di cui la più grande pesa 50 quintali) dalla cima del quale si ha una vista panoramica su tutta l’area, quella zona paludosa e malsana trasformata in una delle mete mariane più importanti d’Italia.

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