Marta Petrosillo
Il 10 marzo 2000 la legge n.62, voluta dallallora ministro Luigi Berlinguer, ha stabilito per la prima volta la parità giuridica tra scuole statali e non. A dieci anni dallapprovazione del testo sono stati compiuti dei discreti passi avanti, ma molto resta ancora da fare sotto il profilo economico (basti pensare ai consueti ritardi nellerogazione delle sovvenzioni oppure ai tagli improvvisi che poi, elevatesi dure proteste dagli ambienti interessati, vengono generalmente ridimensionati o annullati) e tanti sono ancora gli steccati ideologici da demolire.
Scuole statali e paritarie fanno tutte parte del sistema di istruzione nazionale ha detto Gianfranco Fini il 6 luglio a Montecitorio durante lincontro organizzato dallAgesc, lAssociazione genitori scuole cattoliche. Per il presidente della Camera entrambe le tipologie di istituti vanno supportate col fine primario di rispondere allemergenza educativa. Sostenere lescuole paritarie non significa affatto sottrarre risorse al sistema statale scolastico, ma investire nel sistema Paese ampliando lofferta formativa. Lobiettivo primario, ha aggiunto poi la terza carica dello Stato, deve essere quello di permettere anche ai meno abbienti di scegliere la scuola dei propri figli. Per questo – ha detto Fini – il legislatore deve intervenire attraverso un riordino del sistema paritario che, dopo la modifica del titolo quinto della Costituzione e la successiva assegnazione delle competenze alle Regioni, ha mostrato non pochi punti critici ed eterogeneità.
Non bisogna poi sottovalutare che le scuole paritarie, contrariamente a quanto si crede, rappresentano un risparmio per lo Stato. Se per un alunno della scuola statale si spendono in media 6.116 euro lanno – ha fatto notare il ministro dellIstruzione Mariastella Gelmini – uno studente di un istituto paritario costa allo Stato 584 euro. In questo momento di crisi economica non è certo semplice mettere in moto gli strumenti in grado di assicurare a tutti il diritto di scelta, ma è necessario comunque agevolare i confronti e porre fine a quelle dinamiche sterili che troppe volte hanno vinto sulla qualità della didattica.
LItalia è lunico Paese dellUnione europea a non aver ancora risolto il problema delle scuole paritarie ha affermato Giuseppe Della Torre, rettore della Lumsa. Anche per il giurista il primo passo da compiere è smontare la confusione culturale che porta ad associare pubblico e statale. La mia non è ununiversità statale, ma non è neanche privata. Questo fraintendimento è il motivo per cui il dettato costituzionale senza oneri per lo Stato (art.33) viene comunemente attribuito alle paritarie, mentre è da riferirsi esclusivamente alle scuole costituite per fini privati.
La parità scolastica è un percorso di libertà da completare senza alcuna discriminazione economica ha ammonito la presidente Agesc Maria Grazia Colombo. Lattuale crisi finanziaria non può e non deve costituire un alibi ad una riforma del sistema educativo che garantisca alle famiglie la piena libertà di scelta. LAgesc non è una lobby – ha aggiunto – e quella che conduciamo è una battaglia culturale contro il significato riduttivo e negativo che viene dato al termine privato. La presidente dellassociazione ha quindi evidenziato la necessità di uno strumento finanziario, anche di gradualità attuativa, che agevoli le famiglie del milione di studenti delle paritarie che ogni anno investono circa sei milioni di euro compiendo una sussidiarietà al contrario e a loro danno.
Non dobbiamo pensare agli istituti, - ha concluso la Colombo - ma ai ragazzi ed alle loro famiglie. Forse qualcuno di loro merita di meno rispetto agli alunni delle scuole statali?