Giuseppe Rusconi
Il manifesto era accattivante: una scacchiera con quattro pedine speciali. La prima sormontata da una coppia con figlio, la seconda da una chiesa, la terza da una lavagna con quaderni e penna, la quarta da pallone e racchetta. Quale il fil rouge che le lega? Quella che viene chiamata emergenza educativa. Un fenomeno che i professori Guido Crocetti e Sofia Tavella (dellAssociazione romana di ispirazione salesiana Alma Salus, sulle cui attività abbiamo riferito più volte nella nostra rivista) hanno voluto sviscerare in un convegno ad hoc. Organizzato dove? Nella penisola sorrentina, a Vico Equense, ai margini della Campania napoletana che conosce lemergenza educativa in forme ancora più drammatiche di quelle riscontrabili in altre parti del Paese. Per tre giorni, dal 25 al 27 giugno, il Sereno Soggiorno Salesiano, che si erge nellincanto della natura in località Pacognano, ha dunque ospitato numerosi esperti che hanno esposto sullargomento le loro riflessioni, spesso frutto di esperienza derivata dalla normalità quotidiana. In campo dapprima la pedina Famiglia (moderatore il professor Crocetti, Università La Sapienza di Roma), poi la pedina Scuola (moderatore il professor Giancarlo Guarino, dirigente dellIstituto Karol Wojtyla di Castellamare di Stabia). La terza pedina, Chiesa, è stata posta sulla scacchiera per mano del professor Manlio Sodi (Pontificia Università Salesiana, consigliere spirituale dellAlma Salus), provvisto di una domanda fondamentale: La Chiesa: luogo di incontro, di appartenenza o anche di confronto e di proposta educativa? Per concludere la quarta pedina, Sport, con nelle vesti di moderatore il professor Marcello Faina, direttore dellIstituto di Scienze dello Sport del Coni.
Alla fine che cosa è restato? Per chi ha seguito il convegno con assiduità, un gran numero di domande e un bel bagaglio di riflessioni su un problema tanto complesso, cui lapproccio non è univoco, tantomeno le risposte. Come è emerso del resto anche dalle relazioni, che hanno oscillato tra disperazione e speranza, pur cosciente questultima della gravità della situazione. In tal senso sono apparse ad esempio molto interessanti esperienze sul campo come quelle raccontate da don Tonino Palmese, da don Calogero Di Fiore, dal direttore del carcere minorile di Nisida Gianluca Guida, dal professor Cesare Moreno. Per tutti comunque ineludibile lesigenza che le quattro pedine si muovano sulla scacchiera in modo coordinato: insieme si può tentare di vincere, separati invece certa è la sconfitta.
Lambiente è stato connotato da grande convivialità e gli scambi di opinione sono proseguiti anche a tavola (ottima la cucina!), accanto alla terrazza panoramica con vista superba sul Golfo di Napoli. Numericamente non esaltante il pubblico presente, vario nellorigine a dipendenza della pedina in gioco: in ogni caso assai interessato. Cè chi non si è persa quasi una parola, come Emanuela, Graziana, Rebecca e Valentina, accompagnate da una educatissima mascotte canina, tal Rocky. Cè chi come Filomena si è occupato anche del servizio fotografico, insieme con don Roberto Guarino, il gioviale direttore della casa (infatti gran parte delle fotografie in galleria è opera loro).
Di seguito una sintesi delle quattro sessioni, di cui saranno forzatamente evidenziati alcuni stralci a parer nostro di particolare interesse. Neanche tutti, naturalmente, altrimenti abuseremmo intollerabilmente della pazienza di chi ci legge.
Emergenza educativa e famiglia
Dopo lapertura da parte di don Roberto Guarino, il saluto del vicesindaco di Vico Equense (lamministrazione comunale sta pensando a prestiti donore per maturati particolarmente meritevoli ma di famiglia povera).
Nellintroduzione ai lavori del professor Crocetti (Università La Sapienza di Roma) la constatazione che il tempo dedicato dai genitori ai figli è sempre più quello residuo e dunque minato dalla stanchezza. Il professor Franco Baldoni (Università di Bologna) ha tra laltro dato alcuni consigli ai genitori: Chiedersi sempre come si è sentito e cosa ha pensato vostro figlio in quella determinata situazione; chiedersi anche come e che cosa avete sentito voi; dedicare tempo alla vita di coppia per poter proporre ai figli un modello;essere prevedibili, coerenti e fermi (anche come coppia) sulle richieste educative e nella protezione che un figlio chiede per poter così creare un attaccamento sicuro e, di conseguenza, una base sicura. La professoressa Sofia Tavella (Università La Sapienza di Roma) si è chiesta come affrontare la disillusione genitoriale del preadolescente, bambino caduto dalle fiabe: attenti, genitori, al fatto che tale tipo di bambino cambia nel corpo per muoversi verso una maturazione corporea dove lenergia libidica è messa al servizio della conoscenza. Il professor Gualtiero Harrison (Università degli Studi di Napoli) nella sua relazione I figli dei diritti umani ha evidenziato che i diritti umani riconosciuti nella Convenzione dellONU statuiscono, per la minore età, come il minore debba essere sostanzialmente considerato soggetto attivo di diritti e non più solamente oggetto passivo di cura. Tali diritti sono originari e inalienabili.
Moderando la tavola rotonda seguita alle relazioni, don Antonio Sciortino (direttore di Famiglia Cristiana – vedi ampia intervista ne Il Consulente RE di giugno 2010) ha ribadito che la famiglia italiana oggi non è né quella della pubblicità né quella dei reality show. Purtroppo sia alla famiglia che alla scuola è stato tolto il riconoscimento pubblico del loro lavoro educativo. Per il professor Crocetti regole e valori che oggi passa la società sono transeunti, fugaci: purtroppo penetrano nella coppia e si trasmettono alla famiglia. Secondo il professor Baldoni nella società odierna tende a perdersi il significato delle differenze: e questo è negativo anche per la famiglia. La professoressa Maria Grazia Guarino ha constatato la crisi della famiglia, derivata dallinosservanza della regole che è giustificata come atto di spontaneità; i bambini vivono in un mondo virtuale, i ragazzi da parte loro non hanno progetti di vita, non hanno sogni.
Emergenza educativa e scuola
Introducendo la sessione, il professor Giancarlo Guarino ha evidenziato la fatica connessa con la difficoltà di educare i giovani: tuttavia non vogliamo arrenderci. Per la professoressa Laura Clarizia (Università di Salerno) la scuola sembra scivolare da luogo di relazioni e di apprendimento, educazione significativa, verso una sorta di non-luogo: purtroppo stanno prendendo invece piede tanti non-luoghi virtuali, che diventano sempre più importanti. Su come rendere più incisiva la relazione docente-allievo si è invece soffermata la professoressa Maria Ermelinda Di Lieto (Università di Salerno). Cofondatore del progetto napoletano Maestri di strada-Chance, il professor Cesare Moreno ha presentato la sua esperienza: Chance nasce dal fatto che certi ragazzi non hanno mai provato la sicurezza della casa, della famiglia, dei genitori; e Chance aiuta allora i ragazzi a recuperare i fondamenti originari. Ha evidenziato poi il relatore che il nostro compito non è quello di denunciare, ma di capire se i ragazzi hanno ancora spazi per costruire la propria identità.
Il professore salesiano don Biagio Amata ha introdotto la tavola rotonda citando Sciascia: dire la verità a volte produce tali danni che tacere non è colpa, ma merito. E vero che i tempi difficili ci sono sempre stati: come scriveva santAgostino, nec istis temporibus desperandum est. Però: Chissà qual è la volontà di Dio oggi?. In serata è seguita la proiezione del film Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca: quanti bambini e adolescenti vivono come il protagonista della pellicola tratta dal celebre racconto verghiano labbandono e il rifiuto delle proprie famiglie?
Emergenza educativa e Chiesa
La terza sessione, introdotta da don Sodi, è consistita soprattutto in un racconto di esperienze molto interessanti da parte di sacerdoti. Don Tonino Palmese (Università degli Studi di Napoli, coordinatore regionale di Libera, neo-direttore dellUfficio del lavoro e della pastorale sociale dellarcidiocesi di Napoli), ha subito rilevato che Gesù nei Vangeli viene quasi sempre presentato lungo la strada: non attende, va. Noi, ha detto, per un incontro autentico con laltro, dobbiamo essere attrezzati di alcune capacità. Dapprima quella di suscitare luscita dal nascondimento da parte dei giovani, che oggi lanciano più sfide che domande (Don Palmese: Sono cugino stretto del 68, allora le domande cerano). Poi quella di sapere andare oltre le apparenze per recuperare linterlocutore, laltra di sapere leggere il passato alla luce delloggi, infine di sapere condividere il successo degli altri, facendo anche memoria sistematica del punto di partenza dellinterlocutore, essere accoglienti, corresponsabili, saper perdonare e riconciliarsi. A questultimo proposito, ha detto il relatore, siamo stati capaci di trasformare un sacramento in qualcosa di insignificante, inutile ed anche inopportuno.
Don Calogero Di Fiore (Istituto teologico di Catanzaro e Istituto di Scienze religiose Donnaregina di Napoli) ha invece contestato che oggi ci sia unemergenza educativa rispetto al passato. E ha così snocciolato passi eloquenti babilonesi (La gioventù di oggi è profondamente corrotta, malvagia, infingarda), di Esiodo (Insopportabili, fanno paura), Socrate, Aristotele, per giungere a presunti maîtres à penser contemporanei tipo Renato Brunetta, Oliviero Toscani (Chiedono aiuto alle mamme), Klaus Davi, Isabella Santacroce. In realtà, se i giovani vivono una sorta di anoressia dei valori, percepiscono gli adulti come un mondo lontano. Si trovano ad aver smarrito il senso del bello e del buono: anche le tradizionali forme di aggregazione ( oratori, gruppi parrocchiali) non funzionano più. Ci sono tanti adulti che denigrano i giovani oppure li sfruttano per i loro interessi politici o economici. I giovani pretendono di essere spavaldi, ma di fronte ai fallimenti diventano fragili. Ciò può portare anche al suicidio. Che fare allora? Ha evidenziato con forza don di Fiore che con i giovani ladulto deve esserci per davvero come educatore, non come incantatore di serpenti che annuncia solo se stesso, seduce e abbandona; deve fare proposte chiare e appassionate, deve essere lineare nello stile, gioioso, mite, paziente, mostrare con il cuore ciò che è invisibile agli occhi.
A suo parere non è vero che i giovani non facciano domande: obietta il professor Crocetti che invece le fanno, ma a modo loro. Forse che noi adulti siamo pronti ad ascoltarle? Oppure siamo invece pronti a dare le soluzioni che abbiamo dato noi a quei problemi? In tal caso sarebbe la nostra soluzione, non una soluzione, tantomeno la loro.
Il sabato pomeriggio è stato aperto da don Valerio Bocci, direttore della Casa editrice salesiana Elle Di Ci di Torino e della rivista Mondo Erre: i media ormai, ha detto, non sono solo strumenti, ma ambienti di vita per i preadolescenti, a loro volta abitanti di una terra di nessuno, veri mutanti, difficili da catturare. Il nostro compito è quello di abituare i ragazzi a decodificare il linguaggio massmediatico: Non è così facile, poiché laria che respirano non è delle migliori. E quella di una società liquida, carente di valori giusti, di figure forti positive. Certo gli adulti, davanti a tale situazione, sono in difficoltà: Mai cè stata tanta comunicazione nella società e nel contempo tanta incomunicabilità.
Per il professor Giacomo Di Gennaro (Università di Napoli Federico II) i giovani del Mezzogiorno vivono il grande dramma della mancanza di lavoro, il cui mercato è governato dalla risorsa politica e dunque spesso non fondato su criteri di selezione in base alle capacità effettive. Il relatore si è soffermato sugli elementi di continuità e discontinuità tra giovani di oggi e di ieri. Si sono modificate le tappe e le condizioni dellingresso nel mondo del lavoro rispetto al passato e ciò porta i giovani a sentirsi vulnerabili, privi come sono di certezze a breve, medio e lungo termine. Inoltre discontinuità si ritrova nella configurazione del concetto di gioventù: se ieri si era giovani tra i 18 e i 24 anni, oggi si è considerati tali tra i 18 e i 35. Non solo: anche molti adulti tendono a voler restare giovani e tentano di prolungare in tanti modi quella stagione irripetibile. Per quanto riguarda il tema della famiglia, si registra una continuità ideologica generica, ma una discontinuità nei modi di vivere tale condizione nella concretezza quotidiana. La famiglia non è e non si presenta più (almeno così è sentita dai giovani) come un modello educativo; si teme la routine e le aspettative con le quali si costruisce il rapporto diadico (a due) e familiare sono cambiate.
Don Rafael Borgès (Pastorale giovanile salesiana) ha da parte sua evocato il carisma di don Bosco e invitato a riscoprire gli oratori come luoghi di accoglienza e promozione integrale della persona, di evangelizzazione tipica.
Don Simone Indiati, direttore dell Istituto Teresa Gerini di Roma e della formazione professionale salesiana nel Lazio, ha poi mostrato e commentato un interessante video sulle tante attività svolte da allievi e docenti nelle sedi del Centro nazionale opere salesiane/Formazione aggiornamento professionale (Cnos/Fap): a Roma i ragazzi che frequentano – il Gerini, il Pio XI, il Borgo Ragazzi Don Bosco - sono 450 e ogni ragazzo è un mondo a sé.
Il carcere di Nisida e la criminalità napoletana
Sempre venerdì 26 giugno un momento particolarmente interessante si è registrato per la relazione del dottor Gianluca Guida, da 14 anni direttore del carcere minorile dellisola di Nisida: Poco sono cambiate le cose che mi auguravo potessero cambiare, ha detto esordendo. Nel carcere i ragazzi hanno unopportunità, poiché devono scontare una pena in anni fondanti per la crescita. A Nisida i ragazzi sono una sessantina; provengono in genere da Napoli, dove negli ultimi dieci anni il fenomeno della devianza mìnorile è divenuto emergenziale. Tale devianza minorile colpisce in maniera più diretta la quotidianità, attraverso la microcriminalità. A Nisida si cerca sempre di offrire ai ragazzi qualcosa di concreto perché cambino strada. Un lavoro? Sì, sebbene spesso la scelta fatta non sia stata quella della legalità. Il fatto è che i ragazzi cercano prima di tutto lappartenenza: nel sistema criminale si sentono parte di un insieme. La camorra vince laddove gli altri agenti educativi hanno fallito (anche la Chiesa in parte). Oggi il vicolo napoletano è uno spazio militarmente controllato e i ragazzi gradualmente salgono nella scala delle responsabilità: prima fanno da palo, poi controllano la zona, spacciano, entrano pienamente nel sistema. Tu non hai futuro – dice la criminalità al ragazzo – Noi invece ti diamo una prospettiva chiara.
Desta grande preoccupazione un fenomeno relativamente recente: i ragazzi della Napoli bene sono sempre più attirati da quelli di Secondigliano e di Ponticelli. Purtroppo, ha rilevato qui il direttore Guida, neanche la borghesia è stata in grado di trasmettere valori socialmente validi ai figli.
Emergenza educativa e sport
Anche la pedina Sport, di cui si è parlato nella giornata conclusiva del convegno, è importante per limitare la portata dellemergenza educativa: infatti lo sport, ha detto il moderatore professor Faina, è di per sé uno strumento educativo, dato che chi lo pratica deve rispettare delle regole e nel contempo impara a convivere con i compagni di squadra. Sul valore delle regole si è soffermato il professor Maurizio Sibilio (Università di Salerno), che ha evidenziato come grazie alla pratica dello sport un ragazzo assapori lautonomia, venendo gradualmente a conoscere i suoi limiti e le sue risorse. Del gioco sportivo come palestra dei processi comunicativi si è occupato il professor Gaetano Raiola (Università di Salerno). A seguire la professoressa Tavella ha sottolineato che il gioco è visto e pensato come unoccasione di crescita sana, opportunità anche per imparare a gestire le proprie emozioni e difficoltà personali e sociali. La relatrice ha ricordato il significato del contatto con la palla tipico già dei bambini piccoli: lanciare la palla è un ingrandimento del loro spazio di azione e, nel rimbalzare della palla, ecco che si scoprono le direzioni e si impara a interagire con gli altri. Per un adolescente il gioco non è solo piacere e benessere, ma anche espressione a volte di una presunta onnipotenza di comportamenti, di unesaltazione dellEgo che può portare ad esempio al doping. Stiano dunque attenti genitori e tecnici, a trasmettere al ragazzo valori positivi e solidi che lo educhino allautostima e alla motivazione, sempre nel rispetto delle regole. Delle iniziative del Coni di Napoli in favore dei giovani residenti nei quartieri a rischio ha parlato il vicepresidente Sergio Roncelli; progetti sono stati pensati e realizzati anche per i disabili e i figli di immigrati, perché non restino soli ed emarginati.
Una gita a Santa Maria di Castello, verso il monte Faito, con la vista del tutto inaspettata della bella Positano sotto lo strapiombo, ha suggellato felicemente un convegno che si spera possa ripetersi negli anni a venire.