Giuseppe Di Leo
Adesso a bocce ferme possiamo dirlo: le autorità belghe hanno peccato quanto meno di eccessivo zelo legalistico nel mettere un mese fa in opera la perquisizione dellarcivescovado di Bruxelles, con conseguente sequestro dei vescovi belgi riuniti in conferenza episcopale e la trapanazione delle tombe dei cardinali Léon-Joseph Suenens (uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II) e Jozef-Ernest Van Roey. A quanto è dato sapere, la polizia belga cercava prove per incastrare alcuni esponenti della gerarchia cattolica belga riguardo ad alcuni casi di pedofilia avvenuti negli anni scorsi. A tal fine, è stata perquisita anche labitazione del cardinale Danneels, cui è stato sequestrato il computer; il primate emerito è stato anche convocato per un lungo interrogatorio dalla polizia belga. A quanto è dato sapere, i risultati di tali azioni di polizia sono stati deludenti (almeno dal punto di vista di chi le ha ordinate). Non si sono fatte attendere le proteste ufficiali della Santa Sede e del Papa stesso (in una lettera allarcivescovo André-Mutien Léonard). Ora qualcuno potrebbe obiettare: vedete cosa succede quando la Chiesa non è tutelata dal regime concordatario? In Italia una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere (anche se nel 1998 la Guardia di finanza, nel perquisire larcivescovado di Napoli per suffragare le accuse mosse al cardinale Michele Giordano, qualche libertà contra Concordatum si prese). Ora bisognerà che qualcuno si scusi con il cardinale Danneels e con gli eredi di Suenens e Van Roey. Restiamo in attesa.
Fatta questa doverosa premessa, che è servita per inquadrare il ruolo svolto dai protagonisti di questo pasticciaccio, passo con animo più sollevato a sciorinare tutte quelle considerazioni, valide in via teorica, che si sono lette sulla stampa nazionale.
Per lo storico Massimo Faggioli la perquisizione della tomba di Suenens, vescovo e stratega del Vaticano II come un concilio impegnato ad aprire la Chiesa ad extra, ha in qualche modo il valore di una chiamata in causa della Chiesa conciliare: di quella Chiesa che aveva confidato nellapertura ai tempi moderni e nella possibilità del cattolicesimo di inaugurare una fase nuova nei rapporti tra religione e società, tra fede e cultura moderna (Europa, 29 giugno 2010). Invece si registra la crisi nei rapporti fra Chiesa e mondo moderno. Una crisi difficile la cui via duscita, prosegue Faggioli, non ha soluzioni facili, specialmente per un pontificato, come quello di Benedetto XVI, che si era presentato come un rilancio dellidentità occidentale ed europea del cattolicesimo come modello per la Chiesa universale. Questa soluzione si presenta come sempre più problematica. Lo scandalo pedofilia lascia intravedere uno stato del cattolicesimo europeo ancora più indebolito rispetto a quello per il quale Giovanni Paolo II aveva lanciato la nuova evangelizzazione. Tentare di proiettare sulla Chiesa globale il modello del cattolicesimo europeo rischia di essere un pensiero desiderante, che non tiene conto delle dolorose conseguenze del passaggio di consegne dalletà costantiniana alletà della libertà religiosa (ivi).
Ancor più pessimista il sociologo delle religioni Massimo Introvigne, che afferma: Sento un tintinnar di manette che non si ferma in Belgio, e che non a caso va a colpire le Chiese più vive in Europa, come quella della Baviera e, in modo per ora minore, quella italiana. (...) Non per nulla in Belgio è ancora attiva, nelle istituzioni e nei corpi dello Stato, una delle massonerie più aggressive e anticlericali, non estranea alle campagne anche mediatiche di delegittimazione della Chiesa (Il Foglio, 30 giugno 2010).
Il teologo Marcello Neri analizza la situazione in questo modo: E grave quanto avvenuto, perché delegittima un decennio di dialogo fra la Chiesa e la società. Ma questo è stato causato anche dal venir meno di una coesione nel corpo episcopale e da una sua minor presa nel Paese. Il tutto si è incrociato col marasma di uno Stato debole e diviso che ora in certe sue parti cerca di ritrovare unità in una campagna contro una Chiesa avvertita come più debole ed estranea (ivi).
Ma è la stessa tradizione storica del Belgio ad essere non sempre conciliante con la Chiesa. Lo spiega molto bene il vaticanista Giancarlo Zizola: Il Belgio cattolico è il Paese con la laicità più dura in Europa, certo più organizzata ed aggressiva di quella francese. E il Paese che ha inventato i cappellani dellateismo negli ospedali, pagati dallo Stato, e ha fatto tremare liscrizione delle radici cristiane nella Costituzione europea. Dal Parlamento belga era arrivato il nuovo schiaffo di Anagni, una risoluzione critica contro papa Ratzinger per le dichiarazioni anti-preservativo nel volo verso lAfrica. Questo lo scenario in cui si consuma il macabro blitz poliziesco nelle tombe cardinalizie nella cattedrale di Michelen alla caccia di dossier segreti sui preti pedofili. La stessa cornice che fa capire come Baldovino, il re fedelissimo, avesse deciso di abdicare a tempo, pur di non firmare la legge sullaborto che gli ripugnava in coscienza (La Repubblica, 27 giugno 2010). Ora cosa succede nelle relazioni diplomatiche fra Santa Sede e Belgio? Nessuna rottura. Osserva ancora Zizola: Il Belgio non è legato alla Chiesa da rapporti concordatari, ma ci sono pur sempre delle vestigia attive dellantica attitudine dominatrice. (...) E anche se il Segretario di Stato ha usato parole forti, fonti vaticane invitano a osservare che le reazioni della Santa Sede ad un episodio così grave sono state improntate in fondo alla moderazione. Convocare lambasciatore e consegnargli una nota di doléance o una richiesta di chiarimenti fa parte- si fa notare- della prassi ordinaria a disposizione della Santa Sede quando venga a trovarsi di fronte a misure considerate non gradite in un paese con cui intrattenga relazioni diplomatiche. Sarebbe stato indubbiamente un segnale più grave se la Santa Sede avesse disposto la pubblicazione di una nota formale di protesta o, peggio, il richiamo del nunzio apostolico per consultazioni (ivi).
Dopo il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, è intervenuto papa Benedetto XVI. Scrive il vaticanista Luigi Accattoli: Nel messaggio al nuovo primate del Belgio, larcivescovo Léonard, Benedetto ha parlato di triste momento e di sorprendenti e deplorevoli modalità delle perquisizioni. Le modalità, non le perquisizioni: qui è la chiave per lintera vicenda. (...) Sta di fatto che oggi una visita papale (in Belgio) parrebbe impossibile. Eppure una strategia apostolica come quella di Benedetto XVI, che presta la massima attenzione allEuropa secolarizzata, non può non porsi il problema di parlare a chi più direttamente la contesta. Il Papa teologo ha già affrontato la sua Germania, lAustria e la Francia, in settembre andrà in Gran Bretagna e in novembre tornerà nella Spagna di Zapatero: non rifugge il confronto con lEuropa secolare. A conclusione di questo ampio giro, non resteranno che lOlanda e il Belgio come ultima frontiera per chi si è ripromesso di non fuggire davanti ai lupi (Liberal, 29 giugno 2010).
Lupi che talvolta assumono i panni dellinquisitore laicista.