Maurizio Schoepflin
Accanto allateismo moderno, che certamente è quello più noto, vi è stato anche un antico ateismo, sviluppatosi in epoca pagana, prima dellavvento del Cristianesimo. Si trattò di una forma assai originale di ateismo perché non negò espressamente lesistenza della divinità, ma conferì a essa caratteristiche del tutto particolari. Tra i maggiori pensatori che si fecero paladini di concezioni siffatte dobbiamo segnalare soprattutto Democrito ed Epicuro, che troviamo accomunati, oltre che da un sostanziale ateismo, da alcune convinzioni riguardanti il mondo e luomo strettamente collegate alla loro negazione di Dio.
Nativo di Abdera, in Tracia, il filosofo greco Democrito (460 ca. - 360 ca. a.C.) frequentò la scuola di Leucippo, con lui considerato il fondatore dellantico atomismo. Pensatore estremamente rigoroso, egli negò il non-essere e ritenne che le realtà prime, che si aggregano e si disgregano dando origine alle cose e causandone la morte, fossero atomi, ovvero particelle indivisibili, eterne, infinite, diverse tra loro solo per figura, ordine e posizione, non percepibili mediante i sensi, ma soltanto con lintelletto. Lidea dellatomo non venne conquistata da Democrito per via sperimentale, ma grazie a una deduzione di carattere razionale, che gli provenne da una riflessione sul complesso problema della divisibilità allinfinito. Egli, infatti, ammise linfinita divisibilità sul piano logico-matematico, ma la negò su quello della realtà materiale, ché altrimenti si giungerebbe, per passaggi successivi, ad accettare la possibilità dellannientamento della materia stessa, cioè al nulla. Dunque, secondo il pensatore di Abdera, debbono esistere dei costituenti ultimi della materia, non ulteriormente decomponibili. Gli atomi si muovono incessantemente nel vuoto, e questi tre elementi - atomi, vuoto e movimento - permettono la spiegazione dellintera realtà; date queste condizioni, tale spiegazione sarà improntata al materialismo, al meccanicismo e alla necessità, nella costante ricerca dei nessi causali che determinano in maniera assolutamente rigorosa i fenomeni: nel cosmo democriteo è del tutto assente la finalità. Ed è proprio a queste tesi che si ricollega lateismo di Democrito: il filosofo di Abdera ammise lesistenza degli dèi, ma fu convinto che non vi fosse alcuna Intelligenza superiore, divina, che reggesse e ordinasse luniverso. Egli intese descrivere e spiegare anche luomo alla luce dei principi del materialismo e del meccanicismo, e pensò che pure lanima fosse costituita da atomi, sebbene dotati di una conformazione speciale, sottilissimi, ignei, lisci e sferiformi: con ciò egli volle a un tempo salvaguardare i capisaldi della sua dottrina e attribuire una posizione di una certa preminenza allanima. Dunque, pur non escludendo esplicitamente dal proprio orizzonte la realtà degli dei e dellanima, Democrito, in nome del suo materialismo e del suo meccanicismo, ritenne che non esistesse un Dio che desse ordine e senso alluniverso e alla vita delluomo.
Al caso di Democrito è avvicinabile quello di Epicuro (341-270 a.C.), il quale, lasciata la nativa isola di Samo, aprì una scuola ad Atene, nel giardino della propria casa (per questo il suo pensiero fu detto filosofia del giardino), ottenendo un grande successo e diventando contemporaneamente il bersaglio di dure critiche e di accuse di ogni genere. La filosofia epicurea rappresentò la consapevole e polemica alternativa al platonismo e allaristotelismo. Riguardo alla fisica, o scienza della natura, Epicuro, similmente a Democrito, si fece paladino di una visione materialistica, accettando i cardini dellatomismo: esistono soltanto i corpi e il vuoto, che sono infiniti come infiniti sono i mondi, nulla nasce e nulla perisce, esistono dei corpi semplici (atomi), non più divisibili (altrimenti cadremmo nella contraddittoria ammissione della divisibilità allinfinito e, in ultima analisi, del non essere). Il cuore e il coronamento della speculazione epicurea è letica, che si basa sullidentificazione del bene con il piacere, inteso da Epicuro come assenza di dolore fisico e raggiungimento dellimperturbabilità, e non come godimento banale e superficiale, che egli sconsigliò vivamente. A questo riguardo, risulta importante la distinzione, da lui introdotta, fra vari tipi di piacere. Vi sono i piaceri naturali e necessari, strettamente legati alla conservazione della vita (lalimentazione, per esempio); un secondo gruppo è costituito dai piaceri naturali e non necessari (quale sarebbe unalimentazione raffinata); infine, ci sono i piaceri non naturali e non necessari (il desiderio della ricchezza o del potere). Oltre che ricercando soltanto i piaceri naturali e necessari, secondo Epicuro la felicità si ottiene liberandosi dai falsi bisogni e dalle paure, in particolare dalla paura del dolore, della morte e degli dei: a tale riguardo, egli sostenne che il dolore è sempre sopportabile, che, a rigore, la morte non è nulla, che gli dei si disinteressano completamente delle vicende umane. In questultima affermazione sta tutto il significato dellateismo di Epicuro, che non nega lesistenza degli dei, ma li confina in un mondo di beatitudine che li rende lontanissimi dagli uomini e completamente insensibili alle loro vicende. A questo proposito, si può affermare che Epicuro tratteggiò i contorni di quello che oggi siamo soliti definire lateismo pratico, basato sulla convinzione che luomo può e deve vivere come se Dio non ci fosse.