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GRAVE LUTTO NELLA FAMIGLIA DEL GRUPPO RE

E' morto
Francesco Provenzano

E' morto<br> Francesco Provenzano (g.rus.) In queste pagine, molto tristi per noi che abbiamo conosciuto Francesco Provenzano una decina d’anni fa e l’abbiamo sempre apprezzato come collega buono, sereno, serio, generoso, riportiamo dapprima le condoglianze del Gruppo RE, poi la cronaca dei funerali, infine le testimonianze di tutte/i coloro che hanno sentito il bisogno di ricordare di persona l’amico chiamato improvvisamente e troppo presto (secondo i nostri parametri umani) in Paradiso.

Gravissimo lutto in casa RE

Un tragico incidente ha stroncato lunedì 22 febbraio la giovane vita del nostro Francesco Provenzano.

Francesco, che aveva 42 anni, ha iniziato l’ attività lavorativa nel Gruppo a gennaio 2001 e per tutti questi anni si è contraddistinto non solo per le proprie capacità, ma anche per le attenzioni che sempre ha rivolto ai colleghi e alle realtà religiose che via via ha incontrato nel proprio cammino commerciale.

Il suo impegno, spesso, è andato ben al di là dei compiti professionali richiesti. Il suo coinvolgimento personale ha sempre avuto il sopravvento tutte le volte che ha dovuto affrontare questioni umanamente delicate per l’ente religioso che gli si affidava.

A noi, ancora increduli, mancheranno sempre la pacatezza dei suoi interventi e soprattutto il suo sorriso che ci ha sempre trasmesso sicurezza e serenità.

Francesco ci lascia la moglie Rossana e i bimbi Sofia e Giacomo di due e neppure un anno. Tutti noi, in questo tragico momento, ci stringiamo a loro con affetto promettendo, ognuno per la propria parte, l’impegno di assisterli nel bisogno e di provare ad alleviarne il dolore.

Ciao Francesco


A nome del Gruppo RE: Francesco Alemani Molteni




I FUNERALI DI FRANCESCO: VENERDI’ 27 FEBBRAIO 2010

(g. rus.) Eccomi, eccomi... si compia in me la tua volontà. Secondo venerdì di Quaresima. E’ incrinata la voce dei tanti (anche del Gruppo RE) che gremiscono la chiesa di Gesù Divin Salvatore a Tor de’ Cenci, nella periferia sud di Roma. Le chitarre accompagnano il canto, la bara procede verso il presbiterio. Molti, al passaggio, si fanno il segno della Croce.

Incomincia così il rito dell’ultimo saluto a Francesco Provenzano, presieduto dal parroco salvatoriano padre Agostino Maiolini e concelebrato da una quindicina di sacerdoti salvatoriani e maristi.

Francesco guarda sorridente gli amici da un ritratto posto sopra la bara. Sembra suggerirci di ascoltare e condividere la lettura dal Libro di Giobbe (19.25): Io so che il mio Redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi non lo vedranno da straniero. Gioioso l’Alleluja.

Poi il Vangelo di Marco: Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò a gran voce:Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (...) Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo (...).

Ecco, “il nostro cuore oggi è come il velo del tempio, è squarciato”: così il diacono Marco Ermes Lupària, presidente dell’Apostolato Accademico Salvatoriano, ha incominciato il ricordo di Francesco. E però, ha proseguito, “la nostra è una fede pasquale, la fede nella Resurrezione”. Perciò il nostro non è un addio nell’accezione comune, ma un ad Deum, un arrivederci presso Dio. Perché è indubitabile che Francesco sia lassù, come testimoniano i tanti presenti ed altre centinaia di amici che non sono potuti venire a Tor de’ Cenci.

Non abbiamo finito ancora di chiederci: Perché? Ma, ha continuato Lupària, siamo coscienti che Francesco, “diacono di fatto”, ci ha lasciato una grande eredità: un’eredità “di bontà, di solidarietà, di dedizione, di coraggio, di pazienza infinita”, virtù non facili da concretizzare, vere e proprie “montagne da scalare”. Onoriamo la memoria di Francesco, cercando di praticarle anche noi. E “viviamo l’oggi come ha fatto Francesco. Sognando certo il domani, ma lasciandolo nelle mani di Dio”.

Nella “Preghiera dei fedeli” vengono ricordate anche le ‘opere di carità’ cui Francesco lavorava con operosità tenace. Se mi accogli, mio Signore... poi Il Signore è il mio pastore, in verdissimi prati mi pasce... salgono i canti impregnati di fiducia in Colui che è. Al congedo padre Agostino si sofferma sul tema del dolore, che si può fare anche umana “rivolta” davanti a certe morti. Ma per un cristiano il dolore deve essere illuminato dalla luce divina, farsi “servizio, dedizione a chi è in sofferenza”. L’acqua santa, l’incenso, l’ultimo segno della Croce. Ad Deum, Francesco.





LE TESTIMONIANZE PERSONALI

Vincenzo Pugliesi: Caro Francesco, un incomprensibile destino ti ha portato via in un attimo. Mi viene spontaneo dire che non è vero, e che ti sei assentato solo per qualche tempo, e che basta chiamarti e tu, come sempre, con il tuo sorriso, dichiarerai subito la tua disponibilità a darci una mano.

Ti ringrazio di aver collaborato con me con lealtà e generosità disarmanti, e so che non hai fatto fatica perché sei proprio così, leale e generoso.

Mi porto dentro il magnifico ricordo della tua anima, sicuro che quando ne ho bisogno, ti chiederò aiuto e tu, sorridendo, senza farmelo pesare, mi dirai di sì.

Un abbraccio dal tuo amico Enzo

Antonio Sanchez Fraga: Il mio ricordo di Francesco? Un uomo con tante virtù: integro, tutto d’un pezzo, affabile, generoso, umile, sereno - si percepiva che possedeva la pace interiore!

Ho avuto modo di lavorare con lui sin dal mio primo momento nel Gruppo RE, nel 2004, quando ci impegnammo nella non facile vendita dell’immobile di via Leopardi: apprezzai subito il suo modo di porsi, si lasciava aiutare, con umiltà e voglia di imparare, umile e con personalità, carattere, che sono cose compatibili.

A noi che lavoriamo per dare un servizio professionale alla Chiesa, dava un bell’esempio: credeva a quello che faceva.

In questo ultimo anno abbiamo avuto modo di collaborare molto strettamente a proposito dell’iniziativa per i parcheggi dai Maristi; poso garantire che si toccava con mano la crescita umana e professionale di Francesco, che non era solo un collega ma un amico.

Dal primo momento ho avuto la certezza che lui sarà andato subito in Cielo: da lì ci aiuterà tutti. Dio è Padre e, se lo ha chiamato, è perché era pronto. Dal Paradiso aiuterà noi mortali, peccatori, che spesso perdiamo di vista il nostro essere solo pellegrini, di passaggio sulla terra.

Sono triste per la sua morte, perché ci manca, soprattutto per la sua famiglia, sua moglie, i due piccoli in particolare, i suoi fratelli.

Francesco, grazie, perdonami se qualche volta ti ho fatto arrabbiare. Aiutaci a seguire la traccia profonda che ci hai lasciato con il tuo esempio.


Riccardo Brundo: Mi è molto difficile esprimere emozioni in questo momento. Nei cinque anni che ho trascorso con lui, nella stessa stanza, di fronte a me, tutti i giorni, abbiamo condiviso momenti lavorativi, ma soprattutto momenti di vita.

Abbiamo imparato a conoscerci, a conoscere i nostri trascorsi, le nostre aspettative ed i nostri progetti. L’amore per la famiglia, quello per i suoi bambini erano oggetto di colloquio quotidiano.

Francesco era un puro, un libro aperto, non sapeva mentire, era sempre estremamente corretto e leale. Ironico e mai volgare.

Amici e colleghi e chi ha avuto la possibilità di conoscerlo, anche occasionalmente, non potranno mai dimenticarlo.

Francesco sarà nel mio cuore per sempre.

Alessandro Ciattaglia: A volte ho pensato che le giornate di Francersco dovessero durare molto più di 24 ore, perché con tutte le cose che aveva da fare non capivo come ci riuscisse… il lavoro, l’amore e la dedizione per la sua famiglia, il pensiero costante per Rossana e per le sue piccole gioie Sofia ce Giacomo, per i suoi fratelli e poi ancora gli impegni parrocchiali ed il volontariato. Mai un cedimento, qualche attimo di sconforto, solo un attimo per ripartire di nuovo con il sorriso che lo distingueva.

Ho ammirato in più di un’occasione il suo carattere, l’altruismo incondizionato, la voglia di fare e la capacità di reagire alle difficoltà che la vita non gli ha certo risparmiato. Ascoltarlo mentre raccontava dei suoi progetti e dei suoi incessanti impegni dei quali mi rendeva spesso partecipe, lo ha reso per me un esempio di vita. Scorrono via via quei piccoli gesti, le battute ma anche le piccole arrabbiature e le risate davanti a un video su youtube. Un grande dono quello di averlo conosciuto. Ciao Francesco.

Edoardo Paolinelli: Voglio lasciar correre liberamente le mie emozioni ed i miei sentimenti per ricordare Francesco. So bene che in questi frangenti si corre il rischio di essere banali o retorici, ma in questo caso abbandonarsi al suo ricordo è così dolce e piacevole che ripercorrere dieci anni di conoscenza risulta per me consolatorio e al tempo stesso appagante per tutto ciò che da lui ho ricevuto e perché la sua esistenza spesa per gli altri rimanga come testimonianza.

Caro Francesco, sei stato per me il compagno di banco che ognuno di noi vorrebbe avere; abbiamo condiviso naturalmente in questi anni gli affanni quotidiani e le mille battaglie che il nostro lavoro così complesso e nel contempo così meraviglioso comporta.

Mi affiora in questo momento un ricordo di qualche giorno fa, quando, al termine di una nostra conversazione a tarda sera in ufficio, hai sfogato la tua amarezza di fronte a tante difficoltà incontrate sviluppando i progetti di tua competenza… e poi hai concluso ribadendo quanto ti piacesse questo lavoro! L’ultimo ricordo che ho di te è la lettera che abbiamo visto insieme giovedì sera e che dovevi inviare a Propaganda Fide... ero felice che tu mi facessi spesso parte della tua attività!

Caro Francesco, sei stato per me il padre spirituale premuroso e affettuoso, che mi è stato vicino nei momenti di difficoltà e che ho scelto come padrino per il rito della Confermazione prima di sposarmi. L’unico ‘ricatto’ che hai posto per accettare l’invito è stato quello di partecipare agli incontri delle giovani coppie di cui eri promotore con l’Associazione Salvatoriana: un corso che ha arricchito me e mia moglie come persone e come coppia e che mi ha permesso di conoscere un altro aspetto della tua personalità.

Caro Francesco, sei stato per me un amico vero, un amico che non giudica ma che ascolta, con non impone ma condivide e partecipa senza sottrarsi dall’esprimere il proprio punto di vista.

Come dimenticare poi le mille esperienze vissute insieme, la tua risata inconfondibile, il ricordo della vacanza in Egitto, i tuoi occhialetti da palombaro durante le partite di calcetto con i colleghi, che si concludevano con una sana magnata ristoratrice.

Caro Francesco, sei stato per tutti noi un esempio di amore verso il prossimo, che manifestavi in particolar modo nell’accompagnare i tuoi fratelli che vedevano in te la loro guida sicura, nell’amore per la meravigliosa compagna della tua vita e in quello per i frutti stupendi del vostro matrimonio, che non smetteremo mai di tutelare.

Per quello che sei stato, sei e sarai una sola parola: GRAZIE.


I colleghi e le colleghe milanesi: Caro Francesco, seppur abbiamo lavorato insieme a distanza, il ricordo che abbiamo di te è quello di una persona altruista, corretta e integra. In poche parole tu sei stato il collega e l’amico che tutti vorrebbero avere.

Per questo i colleghi e le colleghe di Milano ti ricordano con tanto affetto e sarai sempre nei nostri cuori. La tua prematura scomparsa ci ha colto impreparati, il vuoto e lo sgomento ci accompagnano in queste giornate dove fatichiamo a ritrovarci. Un abbraccio dai e dalle milanesi che si stringono ai colleghi romani per non dimenticarti.

Salvatore Ferlito: Io che ci ho lavorato, anche se non a stretto contatto, vi dico che era una persona buona, molto prudente, sincera e a tratti ironica, ma la sua ironia era quasi malinconica. Le sue battute facevano ridere, ma lui non era uno da risate a crepapelle: era piuttosto misurato anche in questo. Era inoltre amante della sua terra d’origine che non avrebbe mai tradito e che gli insegnò a non tradire mai. Non ho mai avuto l’occasione di ringraziarlo personalmente per la sua incondizionata disponibilità che non lasciava mai trasparire qualcosa di astratto: potevi veramente contare su di lui, anche se non sempre ti poteva concretamente aiutare.

Elena Massimino: Ciao Francesco, un giorno avevi scoperto che, dicendomi in romanesco Nun te ne annà (perdonami, forse non si scrive così), mi facevi ridere. Così, anche quando ho lasciato Roma, me lo ripetevi al telefono per farmi sorridere. Però ora tu te ne sei andato all’improvviso senza una parola. Io lo so che sei lassù e che da lassù ci guardi e ci parli con parole sagge, tranquille e meditate come sono sempre state le tue, ma il dolore e la tristezza non ce le fanno sentire.

Così io ti dico che è difficile questo momento, difficile da capire e da vivere, per noi e ancora più per la tua famiglia. Allora ti chiedo: Francesco, resta sempre con noi, restaci vicino, facci capire che non sei andato via per sempre... Francesco nun te ne annà...

L’Apostolato Accademico Salvatoriano (apparso nel sito www.apostolatosalvatoriano.it):

Cari amici, ieri 22 febbraio, intorno alle undici del mattino, Francesco Provenzano, Salvatoriano laico, economo dell’Apostolato Accademico Salvatoriano e dell’Associazione salvatoriana Cascada, è stato coinvolto in un incidente stradale sulla Cristoforo Colombo che gli è costato la vita.

Francesco aveva 42 anni ed era marito e padre esemplare di due bimbi. Lascia Rossana, Sofia di due anni e Giacomo di poco più di un anno. Ma anche i suoceri, che erano per lui genitori, Tony e Pina Rivitti (anch’essi Salvatoriani laici), ed i suoi amati fratelli.

Francesco ci lascia una grande eredità che è quella della generosità incondizionata, dell’amore per il prossimo, della passione apostolica e della bontà d’animo che facevano di lui un amico ‘da non perdere’.

Purtroppo non è stato così! Lo abbiamo perso, almeno qui in questa parentesi terrena, ma la nostra fede ci dice che, se Francesco fino a ieri era un prezioso amico, da oggi è un angelo che veglierà su tutti noi fino a quando il Buon Dio ci darà da stare qui su questa terra.

Veglierà in primo luogo sulla sua adorata famiglia, per la quale si è speso senza riserve e che ha amato più di se stesso; sulla sorella e sui fratelli, affinché il suo esempio diventi per loro eterna eredità.

Per noi Salvatoriani è una perdita incolmabile, soprattutto una perdita nel cuore che oggi sente un vuoto che solo lo Spirito Consolatore può riempire.

Caro Francesco, facci sentire il tuo sguardo, veglia su di noi, guarda i nostri progetti (che erano anche i tuoi) ed aiutaci a purificare i nostri cuori. Tu che eri un angelo già quaggiù, non potrai che essere un angelo anche lassù. E per questo motivo, ora che sei vicino a Padre Jordan, l’uomo che ci ha indicato una via speciale per vivere la nostra fede cristiana, pregalo per noi affinché la nostra azione apostolica non ceda alle lusinghe della vanagloria e si esprima sempre, come è doveroso, in Santa Umiltà.

I Fratelli Salvatoriani e tutti i collaboratori dell’AAS