stampa invia

I LAVORI A VIA MARSALA ESEGUITI DALLA CASTELLI RE

Gruppo RE: restaurata la basilica salesiana del Sacro Cuore a Roma

Giuseppe Rusconi

Gruppo RE: restaurata la basilica salesiana del Sacro Cuore a Roma L’8 dicembre 1870 (pochi mesi dopo Porta Pia) papa Pio IX dichiarò san Giuseppe patrono della Chiesa universale. E volle onorarlo con la costruzione a Roma di un grande tempio a lui dedicato. A tale scopo comprò un’area sull’Esquilino. Pio IX accettò poi la proposta di intitolare la futura chiesa al Sacro Cuore di Gesù, la cui devozione si andava diffondendo velocemente nel mondo cattolico. L’idea fu concretizzata dal successore, Leone XIII, che affidò l’incarico all’architetto della Santa Sede Francesco Vespignani. La prima pietra fu posta nel 1879. In poco più di un anno si terminarono le fondamenta. Tuttavia la scarsità di denaro minacciava la prosecuzione dell’opera, tanto che papa Pecci (su suggerimento del cardinale Alimonda di Torino, pensò di affidare nel 1880 stesso l’impresa a don Bosco, che accettò, riuscendo a convincere anche gli inizialmente riottosi salesiani. La costruzione riprese, pur se tra mille difficoltà, in buona parte originate dalla mancanza di fondi. Tuttavia, grazie agli aiuti provenienti particolare da Italia, Francia e Spagna, si riuscì a consacrare la nuova chiesa il 14 maggio 1887, presente don Bosco, che due giorni dopo celebrò la santa messa all’altare di Maria Ausiliatrice, interrompendosi ben 15 volte in lacrime, perché, lui stesso rivelò alla fine, aveva rivisto il sogno fatto a nove anni. La Basilica (Tempio internazionale del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio in Roma ) è in via Marsala, di fronte alla Stazione Termini e dunque un luogo anche di passaggio molto frequentato. Molti poi, alzando gli occhi, notano la statua del Sacro Cuore che si erge benedicente sopra il campanile: fu commissionata nel 1929 (anno in cui don Bosco fu dichiarato beato) dagli ex-allievi salesiani dell’Argentina e fu installata due anni dopo. A questa introduzione storica facciamo seguire una ‘scheda’ dei lavori e il riassunto di due conversazioni con l’architetto Stefano Trucco, con l’economo provinciale salesiano professor Mario Lela e con il parroco della Basilica don Valerio Baresi. Da notare anche la ricca galleria fotografica (foto di Giuliana Dottori e Giuseppe Lami).

LAVORI DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO PRESSO LA BASILICA DEL SACRO CUORE DI VIA MARSALA 42 A ROMA

Progettisti: Studio Trucco - via Bligny 10, Torino

Direttore dei lavori: Architetto Stefano Trucco (Studio Trucco), via Bligny 10, Torino

Impresa di costruzione: Gruppo RE - Castelli RE Roma, via G. G. Belli 122, Roma

. Ripristino dell’impianto architettonico originario della Basilica tramite la demolizione della parete e dell’abside di separazione tra il coro e l’altare maggiore.

. Restauro conservativo delle finiture murarie e pittoriche preesistenti.

. Rifacimento della pavimentazione del coro e del presbiterio.

. Restauro conservativo della torre campanaria e della statua del Divino Redentore.

. Rifacimento del manto di copertura e delle pavimentazioni dei terrazzi.


A COLLOQUIO CON L’ARCHITETTO STEFANO TRUCCO

L’architetto Stefano Trucco ha incominciato a collaborare con i Salesiani nel 1998, per il restauro della chiesa del Colle Don Bosco a Castelnuovo Don Bosco, inserendovi 13mila mq di legno. Insomma, pur non essendo un ex-allievo salesiano, conosce bene la Congregazione, che - tramite l’economo generale don Gianni Mazzali (ora a Catania) - gli ha proposto qualche tempo fa e in vista del giubileo del 2015 (bicentenario della nascita) di restaurare tre grandi chiese volute dal fondatore: la basilica di Maria Ausiliatrice a Torino-Valdocco, la chiesa di San Giovannino a Torino (tra Porta Nuova e il Po), la basilica del Sacro Cuore a via Marsala a Roma. Da notare che la seconda fu voluta da don Bosco, poiché nel vicino corso Vittorio si stavano costruendo una sinagoga e una chiesa valdese... e una chiesa cattolica non poteva mancare!

Veniamo al Sacro Cuore. Tra i problemi tecnici incontrati l’architetto cita subito il maggiore, derivato dal fatto che negli Anni Sessanta si era chiuso lo spazio dietro l’altare (per motivi di freddo?) con una sorta di muro. La chiesa aveva perso moltissimo della profondità che aveva e che ora è stata ripristinata, così che l’altare maggiore adesso si staglia su un volume molto luminoso. La risistemazione del presbiterio ha dato molto da fare non solo al Sacro Cuore (qui l’architetto ha voluto citare il gran lavoro del collega Roberto Vincenzi), ma anche a Torino. In effetti negli anni post-Concilio errano stati installati altari ‘provvisori’ volti verso l’assemblea. Se ora nella basilica di Maria Ausiliatrice è stato posto un presbiterio tutto di cristallo trasparente così da permettere di vedere un antico stemma e il mosaico originario, in quella del Sacro Cuore si è rimessa la pavimentazione voluta da don Bosco, bianca e grigia a scacchiera. E’ stata installata poi una pedana in marmo nero su cui si appoggiano altare, cattedra, ambone e fonte battesimale, tutti in marmo bardiglio imperiale ( come gli altari laterali di San Giovannino a Torino). Tale risistemazione è stata oggetto di ampio dibattito teologico-liturgico, sia ad esempio sulla posizione del fonte battesimale che sulla grandezza della cattedra (che l’architetto Trucco ha voluto fosse ‘alta’ così che i fedeli possano vedere chi presiede la celebrazione). Alla fine si è addivenuti al risultato visibile oggi.

Tra gli altri problemi presentatisi quello del controllo della stabilità strutturale (potenzialmente messa in pericolo dalla costruzione della metropolitana), risolta positivamente. E’ stata ripristinata la ventilazione nel sottotetto (che era sta chiusa), importante per l’aerazione della Basilica; le campane sono state collocate su sistemi anti-vibranti. A proposito poi del restauro della statua del Redentore dapprima è stata condotta una verifica statica del campanile, poi consolidato il cemento armato danneggiato, infine ridato alla statua l’antico splendore. Si è agito anche sui colori dell’esterno, ridipinto di bianco con striature grigie, così da riportare tutto al travertino romano.

Per l’architetto Trucco la Castelli RE ha saputo gestire molto bene i lavori, particolarmente importanti nei restauri interni, anche per quanto riguardava le vetrate, storicamente ricostruite salvo quelle nuove del transetto (come chiesto dai salesiani). Insomma oggi la chiesa “è molto più bella”, di giorno e anche di notte, grazie a un’illuminazione che evidenzia meglio volumi e ombre.

A COLLOQUIO CON IL PROF. LELA E DON BARESI

Dopo aver visitato (e ammirato) la Basilica rinnovata eccoci a colloquio con l’economo provinciale salesiano professor Mario Lela (coadiutore salesiano) e il parroco e Rettore della Basilica don Valerio Baresi (impegnato in tale servizio dall’ottobre scorso).

Il professor Lela evidenzia che don Bosco è stato “un costruttore di Chiesa e di chiese”. E la Congregazione salesiana, in vista del giubileo del 2015 (secondo centenario della nascita) ha deciso di porre mano, riportandole agli antichi splendori, a tre grandi chiese volute e costruite dal santo: la Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino-Valdocco, la chiesa di San Giovannino (sempre a Torino, tra Porta Nuova e il Po), quella del Sacro Cuore di via Marsala a Roma. E’ un modo, osserva il nostro interlocutore, “per rilanciare il carisma di don Bosco e le sue opere”. Certo a Roma doveva essere restaurato “tutto”: dalle coperture esterne (in cui si infiltrava acqua), al resto dell’esterno danneggiato dallo smog, all’interno coperta da una patina causata anche dal fumo delle candele. In effetti si è trattato per il Sacro Cuore del primo vero restauro; negli Anni Sessanta avevano subito modifiche strutturali la zona dell’abside e del coro (addirittura era stato costruito un muro dietro l’altare che ‘bloccava’ il coro). Ora il presbiterio è stato completamente rinnovato (e tra l’altro il muro posticcio non c’è più).

Importante è stato il restauro della statua del Redentore, oscurata durante la Seconda guerra mondiale e ora ripristinata nell’antica lucentezza: i restauratori vi hanno lavorato circa due mesi, in un ‘castello’ in quota.

Per il professor Lela si è addivenuti, nel periodo dei lavori, a un necessario e giusto compromesso tra l’esigenza dell’impresa di operare nel minor tempo possibile e quella di non interrompere l’attività del santuario e della parrocchia. Non si è mai smesso né di lavorare né di celebrare (pur con modifiche di orari). Certo, quando si è passati ai grandi restauri interni, per quattro-cinque mesi i fedeli hanno convissuto con le tante impalcature. Però poi il risultato del restauro è stato apprezzato. Problemi significativi non ce ne sono stati e l’impresa Castelli RE si è dimostrata sempre molto disponibile a superare eventuali intoppi riguardo a problemi contingenti. Certo qualche critica c’è stata, ma a dipendenza dei gusti personali di ognuno: sui colori nel presbiterio ad esempio, sulla grandezza della cattedra, sulla posizione del fonte battesimale (vedi più sopra il colloquio con l’architetto Stefano Trucco).

Il parroco don Baresi conferma qui come i turisti rimangano “sbalorditi per la bellezza della Basilica restaurata”, soprattutto per l’illuminazione e il bianco delle cupolette poste nelle navate laterali “che dà splendore a tutto l’insieme”. I pareri sono più variegati tra i frequentatori abituali della Basilica, dato che alcuni ad esempio trovano “un po’ fredda e geometrica la nuova sistemazione” del presbiterio. Però bisogna dato atto che la Basilica è stata restaurata in maniera intelligente, che si è lavorato bene e dunque “vale la pena di innamorarsi anche del nuovo presbiterio del Sacro Cuore”.

Molto attento al territorio (come ogni buon parroco), don Baresi evidenzia la collocazione strategica della Basilica. La vicinanza alla Stazione Termini fa in modo che la chiesa non sia mai vuota: ad ogni ora si trovano persone in preghiera. Anche gruppi di turisti, che si meravigliano perché “una chiesa così bella’ non sia inserita nei normali circuiti di visite. E diverse persone senza dimora, almeno una dozzina abituali, che vengono in Basilica non solo per ripararsi dal freddo, ma partecipano con fervore all’Eucarestia, pregano e sono de facto veri e propri parrocchiani.

C’è un altro gruppo di persone che frequenta giornalmente le messe di prima mattina, cui non assistono mai meno di quaranta-cinquanta fedeli: sono impiegati di ministeri e uffici che vogliono incominciare bene la giornata! La domenica? Certo, osserva il parroco, la frequenza per certe messe non è entusiasmante: in ogni caso si è riusciti a riempire la Basilica per la messa parrocchiale delle 11.30. E il pomeriggio arrivano circa 300 filippini, “una bella realtà che siamo lieti di accogliere”, cui si mettono a disposizione anche i locali parrocchiali per l’incontro e per attività diverse. Con loro, osserva don Baresi, i rapporti sono ormai consolidati: Natale e la festa di don Bosco il 31 gennaio sono stati celebrati insieme, condividendo anche il pranzo.

Certo il tessuto sociale della parrocchia è sfilacciato: interi palazzi sono stati trasformati in alberghi o in bed and breakfast, altri in uffici. Chiusa la scuola, chiuso l’oratorio per una scelta - del resto intelligente - della Congregazione (nel senso di valorizzare via Marsala 42 come centro nazionale delle Opere Salesiane), si è un po’ pagato lo scotto sul territorio.

La parrocchia ha una piccola Caritas che distribuisce bimensilmente alimenti a una trentina di persone o famiglie. La domanda, rileva don Baresi, è però elevatissima: “Se dovessi restare nel mio ufficio tutto il giorno, non avrei più un attimo da dedicare ad altre attività pastorali, poiché qui ci sarebbe un’incessante processione di poveri”. Dopo Pasqua si vuole avviare incontri settimanali tra i giovani e i senza dimora: dalle 18 alle 21 si chiacchiera, si legge, si gioca, si beve un tè caldo... così che il Centro giovanile divenga un punto di riferimento per condividere fede ed amicizia.

Altro progetto in fieri : il “Sacro Cuore” (inserito nel progetto salesiano europeo) che prevede da ottobre esperienze di convivenza tra giovani universitari e salesiani, giovani universitarie e Suore missionarie del Cristo Risorto, con momenti comuni di servizio ai poveri e ai rifugiati che provengono soprattutto dalla Somalia e dall’Eritrea.