Paola Pitton
La nostra collaboratrice Paola Pitton ci ha voluto regalare alcune impressioni sul suo tour in Polonia, che volentieri pubblichiamo. Un diario di viaggio fresco ed avvincente, che incuriosisce e mette voglia di partire per visitare questo paese così accomunato al nostro dalla storia recente, ma anche così affascinante da scoprire nelle sue peculiarità.(l.b.)
"Dico la verità: io in Polonia non ci volevo andare. Quando mi è stato chiesto di accompagnare il tour avrei voluto dire di no, ma il lavoro è lavoro. E sono partita. Con i miei pregiudizi sui paesi freddi, sui paesi del nord-Europa e, soprattutto, come ogni italiano che si rispetti, sul cibo che avrei trovato (e, quasi sicuramente, non mangiato).
Quello che ho trovato, invece, è stata una piacevole sorpresa
sotto lalbero. Sì perché in Polonia le decorazioni di Natale (e quindi gli alberi) si tengono fino al 2 Febbraio (giorno della Candelora). Il paesaggio innevato, ledecorazioni natalizie e la calorosa accoglienza hanno dato inizio ad un viaggio meraviglioso. Dallaeroporto di Katowize, la prima tappa labbiamo fatta al Santuario della Madonna di Czestochowa. Suor Teresita ci ha guidato allinterno del Santuario alternando momenti di raccoglimento e cenni storici ad altri spensierati e divertenti, sotto gli occhi vigili della Madonna Nera.
Il secondo giorno lo abbiamo dedicato alla visita dei campi di concentramenti di Aushwitz e Birkenau.
Allarrivo credevo di non poter entrare, che non avrei sopportato il dolore che ben si percepisce attraversando il campo e osservando le foto e gli oggetti che narrano la vita e, soprattutto, la morte nei blocchi dello sterminio. Ciò che mi ha dato coraggio sono state le parole di Pietro, la guida, che prima di arrivare ci ha detto che, nonostante la paura di sentire quel dolore limportante è diventare, noi, testimoni di ciò che è stato, perché nessuno dimentichi chi non può più raccontare. Quello che ho visto e provato è difficile da descrivere. Si deve vedere con i propri occhi e sentire con il proprio cuore. Ci ha rasserenato, nel pomeriggio, una passeggiata a Wadowice, paese natale del Papa Giovanni Paolo II. La chiesa dove lui pregava, la casa dove è cresciuto, la storia di un uomo semplice e unico allo stesso tempo.
Terzo giorno: dedicato alla città che ci ha ospitato, la vivace Cracovia. Un assaggio lo avevo avuto la mattina del secondo giorno:alle 07.30 è troppo presto per fare colazione e mi faccio tentare da una passeggiata nei dintorni dellalbergo. Non avevo fatto i conti con il freddo (-15 C°) e con la neve. Nonostante questo, nella mia breve passeggiata mattutina ho ammirato il paesaggio della Vistola (il fiume che attraversa Cracovia) coperto dal gelo e dalla neve, dove solo gli impavidi cigni e le stoiche anatre riescono a sguazzare come bimbi al mare, destate. Insomma, ci immergiamo nella visita di Cracovia con il lussuoso Castello di Wawel, che domina e sorveglia la città dallalto della sua collina. Proseguiamo la passeggiata per le vie del centro, le chiese, la Cattedrale, la Piazza del Mercato. In tutto il giro, però, unico argomento di conversazione è lincontro con il Cardinale Dziwisz che ci ha ricevuti in mattinata e ci ha pregiato della sua compagnia, di un ricordo da portare a casa e della sua benedizione.
Poiché oggi la temperatura è scesa fino a -23 C°, è un sollievo, nel pomeriggio, scendere nelle antiche miniere di sale di Wieliczka. Nelle grotte scavate dai minatori nel salgemma, la temperatura è, decisamente, gradevole: siamo a + 11C°. Ci incamminiamo nei lunghi corridoi e, ogni volta che si apre una sala, le sculture di sale ci accompagnano e ci narrano la storia di chi ha vissuto qui molto tempo. Ogni scultura racconta la storia di un minatore, o di una regina, o è semplicemente un ringraziamento alla Madonna per aver evitato il peggio, una volta ancora. E quando ci sembra che uno dei tunnel ci porti alla fine del nostro percorso, la guida ci indica con la mano di voltarci alla nostra destra e noi, che seguiamo quel gesto come girasoli, siamo affascinati dalla meravigliosa Cattedrale che si apre sotto i nostri occhi: lampadari di sale che illuminano e splendono come quelli di vetro di Murano, scene della Bibbia scolpite nel salgemma che decorano le pareti, laltare e il crocifisso, lUltima Cena. Tutto è di sale, anche il pavimento che calpestiamo. Non so se esista al mondo spettacolo simile, ma questo è da vedere.
Lultimo giorno, una passeggiata spensierata nella città di Breslavia ci accompagna verso la nostra partenza. Quello che resta è lemozione di aver aperto un regalo. Lultimo, dimenticato sotto lalbero e che, proprio perché inaspettato, è stato quello più sorprendente.
Vista la premessa iniziale, dedico le ultime righe a sfatare i pregiudizi: in Polonia fa freddo e fa caldo né più né meno di quanto non possa fare in Italia nella stessa stagione. La ricchezza e la varietà della cucina polacca ci ha permesso di alzarci da tavola con la soddisfazione di chi sa apprezzare un buon piatto".
Lasciatevi sorprendere!
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