stampa invia

UN VOLUME PREZIOSO SUL PRESULE GENOVESE (MARIETTI)

Il cardinale Siri, un gigante

Cristina Borzacchini

Il cardinale Siri, un gigante Tibi Domine…

Quale luogo migliore per leggere il testo sul cardinale Siri edito da Marietti 1820 che vicino alla sua tomba, dove non manca mai un omaggio floreale? Sotto la statua di San Giuseppe il cardinale riposa nella sua cattedrale, il San Lorenzo di Genova; mentre leggo, lo rivedo entrare in cappa magna, lo sguardo severo, rivestirsi dei paramenti sacri e iniziare la celebrazione, tenere l’omelia, una manciata di minuti che valevano un trattato...Il libro, qui accanto al suo sepolcro, è stato letto d’un fiato e le poche note che seguono scritte sulla panca.


Un’occasione unica per me, per sentirlo ancora più vicino. Il volume è ben articolato e la presenza così incisiva del cardinale nella seconda metà del Novecento, la sua azione, le sue iniziative “a partire dalla sua esperienza di uomo di Chiesa e innanzitutto di credente” sono un mosaico le cui tessere sono gli apporti di ciascun specialista, chiamato a delineare un aspetto della vita e del pensiero del “papa non eletto”.

Già dall’Introduzione, che presenta gli interventi, si comprende di avere tra le mani uno strumento importante per conoscere e amare questo uomo di Chiesa di origini modeste, che seppe imporsi per le straordinarie doti intellettuali, umane e spirituali. Il carattere forte, deciso, senza compromessi, nel contempo umile, discreto, amante della formalità e del decoro come espressione del sacro che permea lo status di sacerdote lo troviamo nei rapporti con Giovanni Battista Montini. Il primo contatto? A Genova la madre di don Giuseppe chiede al sacerdote milanese presente a Genova e diretto a Roma di recapitare una stilografica al figlio...quando i destini di due uomini si intrecciano per la determinazione di una madre! Sono due personalità così diverse ma le accomuna il loro essere in tutto e per tutto a servizio della Chiesa. Pagine da leggere per sfatare certi luoghi comuni sui rapporti tra i due presuli...
Lo Statuto della CEI: Siri era convinto della centralità della Santa Sede e del Papa; un capitolo che conferma l’autorevolezza del cardinale presso l’episcopato. Seguono due contributi importanti: sui rapporti con padre Gemelli e la Cattolica di Milano e con l’ONARMO, l’organismo preposto all’assistenza dagli operai; a firma del professor Veneruso, che conosco personalmente, è un poderoso intervento, quasi un libro nel libro! Vi si tratteggia l’attenzione di Siri per i problemi sociali che è un aspetto preponderante della sua azione pastorale.
Le “Settimane Sociali” videro Siri protagonista dell’evangelizzazione e promozione umana, anche su temi scomodi, come la questione meridionale. Ricordiamo una riflessione sempre attuale: “L’uomo è in equilibrio vitale solo quando ha un’attività; l’inerzia non gli si addice e lo rovina sotto tutti i profili”. Si ritrovano in questa affermazione coloro che perdono il lavoro e sono forzatamente inoperosi...L’intervento sui “banchieri di Dio” ci rivela un cardinale distaccato dal denaro e attento a che le ”baggianate” degli uomini non ingenerino scandalo.
La seconda parte, sulla cultura e la politica, riporta cinque interventi che vedono il cardinale protagonista del periodo 1958-1978, ricercato interlocutore nel quadro politico italiano e fautore dell’allargamento dell’Europa sulla base di una unità spirituale. Pagine davvero illuminanti, così come quelle relative al ruolo di Siri agli inizi del Concilio Vaticano II (il cui annuncio fu accolto da alcuni con preoccupazione) e al contributo nella riflessione giuridica in relazione alla Chiesa come istituzione.
La terza parte sul clero è quella che, personalmente, ho gustato di più: inizia con il contributo del vescovo Mauro Piacenza, di cui conservo un grato ricordo, che mette in luce il magistero del pastore genovese sul sacerdozio, più che mai attuale in questo Anno sacerdotale. Le iniziative pastorali, il Siri liturgo, la predicazione mariana: sono tre capitoli che ci fanno conoscere un uomo il cui primo pensiero da bambino fu di entrare in seminario e che si buttò nelle braccia della Chiesa assaporandone la Verità e il bello, di cui fu convinto assertore. Una tradizione che non sa di muffa, ma liberamente accolta e valorizzata, difesa! Genova nella prima metà del Novecento fu importante centro liturgico, con la nascita dell’Apostolato liturgico, per esempio, e il primo congresso nazionale di liturgia nel 1934.
Se Siri fu un eccelso catecheta e omileta, la sua predicazione mariana è qui messa nella giusta luce. Le prediche del cardinale andavano al cuore: per come erano pronunciate, per la loro solidità, per la sintesi che racchiudeva in poche frasi quello che altri avrebbero esposto per ore. Che nostalgia! E il silenzio era sovrano, ricordo fedeli che ascoltavano con la bocca aperta, come bambini, qualcuno con la mano destra sul cuore, altri con gli occhi lucidi... Oggi certe prediche sono delle ritirate concettuali, non è proprio possibile il confronto…
La quarta parte è sulle testimonianze e sono fondamentali per conoscere colui che fu sul serio ‘cardine’ della Chiesa; anche nel suo ultimo periodo di malattia, quando i genovesi sapevano di perdere la luce potente di un faro, luce che si sarebbe spenta per rimanere preziosa e difficile eredità. L’eredità di Siri oggi nella Chiesa genovese? È finita un’epoca, un modo di essere sacerdoti, di essere Chiesa. Lo rimpiangiamo dal profondo del cuore, ma conforta sapere che la sua testimonianza è entrata nella storia e il patrimonio archivistico che lo riguarda ce lo rivela. Lo mette in luce il presente testo che raccoglie gli interventi del Convegno nazionale di studi del 2008 a lui dedicato. Fondamentali le note che offrono ulteriore materiale di studio e di approfondimento. L’impostazione scientifica del volume permette al lettore di accedere ad informazioni sicure, rese con eleganza e acribia metodologica.
Con il cardinale diciamo non nobis Domine, ricordando un suo tipico atteggiamento che era indicatore di umiltà e di adesione al pensiero del pontefice. “Mi sono messo in ginocchio - perché il Papa lo si ascolta e lo si legge soltanto in ginocchio - e ho tentato di rileggere il discorso del Papa di questa mattina, perché io capisco che devo immedesimarmi sempre più profondamente nella sua mentalità”. Immedesimarsi con il suo pensiero, con il logos di chi guida...Forse questo oggi manca nei confronti dei Benedetto XVI e sarebbe auspicabile riprendere l’atteggiamento di umiltà del cardinale Giuseppe Siri. Per la fedeltà al dogma e alla missione apostolica si vedano le pagg. 302-303 che da sole dicono molto del suo zelo apostolico nel capitolo Teologia, filosofia e magistero
Il più giovane vescovo d’Italia a 38 anni, arcivescovo a 40, il più giovane cardinale a 47 anni. Mai perse il senso di obbedienza: nihil sine Ecclesia!

SIRI
LA CHIESA, L’ITALIA

A cura di Paolo Gheda
Marietti 1820
Pagg 417, 25,00 €


www.cardinalsiri.it